Mercati

Emirati Arabi Uniti (Dubai)

Gli Emirati Arabi Uniti, in particolare Dubai, si confermano il principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane in Medio Oriente e Nord Africa. Naturalmente le prospettive sono ancora più promettenti grazie all’assegnazione a Dubai di Expo 2020.
L’Export italiano nell’area registra volumi in costante aumento, confermando la settima posizione dell’Italia, dietro India, Cina e USA, tra i paesi esportatori verso gli Emirati Arabi Uniti. Nel 2013 si è registrato un netto miglioramento nell’interscambio commerciale, con il raggiungimento dei 5,51 miliardi di Euro di nostre esportazioni, ed un totale di 1,3 miliardi di Euro di importazioni. Secondo i dati ISTAT, nella graduatoria della composizione delle esportazioni italiane il primo posto è stato ricoperto da gioielli e articoli di oreficeria, seguiti da macchinari di impiego generale, articoli di abbigliamento, mobili, motori, generatori e trasformatori. L’Italia è il secondo paese esportatore di prodotti di arredo destinati al settore turistico negli Emirati Arabi Uniti, dopo la Cina. Circa un quintodella domanda riguarda la mobilia e il 7% apparecchi elettrici per l’illuminazione. Queste due categorie rappresentano rispettivamente il 58,6% e 22,8% delle esportazioni di arredamento italiane nel paese nel 2013. Si prevedono ulteriori ampie aree di sviluppo per settori quali le attrezzature alberghiere, energia, edilizia, protezione ambientale, food&beverage e nell'ambito dell'internazionalizzazione.

Più di ogni altro Emirato, Dubai ha mostrato una fortissima propensione commerciale sfruttando al massimo la sua posizione geografica favorevole, sia in termini assoluti, sia rispetto alle vecchie tratte verso le Indie. Oggi è considerata “la capitale commerciale del Medio Oriente”.
Dubai gode di uno dei più alti redditi pro-capite al mondo, politiche statali che consentono il pieno rimpatrio del prodotto e del capitale, nessuna imposta sul reddito e nessuna tassa societaria.
Dubai e Abu Dhabi inoltre, secondo la legislazione nazionale, sono gli unici due emirati ad avere potere di veto riguardo a questioni critiche di rilevanza nazionale.
Dubai è di fatto la porta privilegiata per chi guarda ad Oriente: si trova strategicamente al centro del Medio Oriente, affacciato sul mare, a sole tre ore di volo da un mercato, quello indiano, con 1,3 miliardi di potenziali consumatori. Ecco perché ogni anno è scelta da una moltitudine di investitori internazionali e da aziende di ogni dimensione, sempre di più italiane. Inoltre, essendo l’estrazione petrolifera nel territorio relativamente scarsa rispetto ai paesi vicini, l’economia ha puntato sul settore terziario, promuovendo lo sviluppo edilizio e funzionale della città, il primo caratterizzato dall’applicazione di standard urbanistici di tipo occidentale, il secondo da un moderno apparato di servizi commerciali, finanziari e sociali.

Iran

Il congelamento delle sanzioni comminate al governo di Teheran in seguito alle tensioni derivate dall’attuazione del programma nucleare nazionale è alla base della distensione diplomatica e della graduale apertura economica dell’Iran al mondo.

Prima dell’ultimo round di sanzioni l’Italia era il primo partner commerciale europeo dell’Iran ed uno dei paesi maggiormente impegnati negli interscambi con questo paese. Nell’ultimo biennio i contatti commerciali si sono nuovamente intensificati, raggiungendo 1,52 miliardi di US $ di nostre esportazioni e 546 milioni di US $ di importazioni. Le esigenze e le richieste del sistema-paese iraniano si amalgamano particolarmente bene con le eccellenze italiane. In base all’analisi svolta dall’Osservatorio Economico del M.I.T. di Boston, ben il 68% delle esportazioni italiane in questo paese è costituita da macchinari industriali e parti di essi. Seguono prodotti chimici e medicinali con il 12%, prodotti lavorati e semilavorati metallici con il 4,6%, strumentazione medica ed elettromedicale con il 3,4%, prodotti in pietra e in vetro con il 2,3%.

Nonostante la volatilità della situazione politica e i potenziali ostacoli causati dalle peculiarità culturali e sociali del paese, l’Iran è stato giustamente inserito dai principali analisti economici tra i Next 11, ovvero tra gli undici stati in via di sviluppo con maggiore attrattività economica. I fondamentali economici del sistema-paese sono invidiabili: la posizione geografica è fortemente strategica. La popolazione è molto numerosa (80 milioni), giovane (oltre il 60% sotto i 30 anni), completamente alfabetizzata e con un alto grado di scolarizzazione. Al PIL elevato e alla situazione economica stabile sostenuta dai ricavi petroliferi si aggiungono un reddito pro capite ed una propensione al consumo in forte ascesa. Inoltre le autorità politiche, dopo anni di trascuratezza, hanno finalmente posto lo sviluppo economico del paese e la ristrutturazione delle infrastrutture e dei settori chiave dell’economia come priorità.

Benché durante il periodo coperto dalle sanzioni le economie occidentali abbiano perso terreno nei confronti di quelle asiatiche, il governo iraniano considera l’Italia come un punto d’accesso privilegiato ai mercati occidentali e come un partner commerciale di provata affidabilità, ed è quindi previsto che le nostre esportazioni possano raddoppiare entro il 2018, raggiungendo il valore di oltre 3 miliardi di euro. Per le imprese italiane, i settori di particolare interesse in quanto suscettibili di importanti sviluppi futuri sono la fornitura di macchinari di diversissimo genere, la metallurgia, l’agroalimentare, il farmaceutico ed elettromedicale, l’arredamento, l’edilizia, le energie rinnovabili, la cosmesi, il turismo e l’apertura di attività in franchising.

 

Marocco

Il Marocco costituisce da tempo uno dei poli di stabilità politica più affidabili dell’intera Area MENA (Middle East and North Africa), nonché uno dei pochi paesi di cultura mussulmana ad aver superato senza particolari sconvolgimenti sociali il periodo delle cd. Primavere Arabe. Tali traguardi si devono allo storico ruolo unificante ed equilibratore della monarchia nella società marocchina, che ha garantito l’affermarsi e il perpetrarsi di istituzioni e pratiche democratiche nel paese, limitando contestualmente le tensioni intestine tra vari gruppi etnici e, specialmente sotto la guida dell’odierno Re Mohammed VI, improntando l’azione di governo al rafforzamento della pace sociale, al miglioramento del tenore di vita della popolazione e al consolidamento dei progressi economici perseguiti nell’ultimo ventennio, così come testimoniato dalla nuova Costituzione approvata con una larghissima base di consenso nel 2011. Il Marocco gode di strettissimi rapporti diplomatici con gli Stati Uniti ed i paesi dell’Unione Europea, a cui è ormai legato da una fortissima interdipendenza economica, e svolge un ruolo di moderatore nelle vicende medio-orientali, mentre le relazioni con diversi paesi africani, pur essendo floride sotto il profilo commerciale, sono tese sotto quello politico a causa del supporto di molti di essi alle rivendicazioni indipendentiste del Fronte Polisario nel Sahara Occidentale

Grazie alla propria stabilità interna e ad una politica estera estremamente business-oriented, l’economia marocchina è da tempo tra le più aperte e ricettive nel gruppo di paesi in via di sviluppo, con il 56esimo PIL al mondo (274,5 miliardi US $, PPA) sostenuto da una crescita media annua attestata del 4% (diminuita attorno al 2,7% durante il periodo più acuto della recente crisi economica) e da un PIL pro capite in forte ascesa (7700 US $, PPA), a fronte di una popolazione di 33 milioni di abitanti contraddistinta da un buon livello di scolarizzazione e da un forte tasso di urbanizzazione.
Il settore primario impiega metà della forza lavoro, garantisce al paese l’autosufficienza alimentare ed ha dato origine ad un sostenuto flusso di esportazioni nei comparti agricolo, ittico, tessile ed estrattivo (il Marocco è tra i maggiori esportatori al mondo di fosfati). Nel tentativo di diversificare l’economia nazionale, il settore secondario è stato ristrutturato tramite il Patto Nazionale per l’Emergenza Industriale, e grazie anche ad un alto grado di apertura agli investimenti diretti esteri, hanno ricevuto una grande spinta le industrie meccanica, elettrica (in particolare semiconduttori e impiantistica), manifatturiera (specialmente abbigliamento) ed automobilistica (quest’ultima è il comparto ad aver prodotto più valore aggiunto nell’ultimo biennio). Il settore terziario è altresì in continua espansione, grazie alle politiche a sostegno della distribuzione al dettaglio e del consumo, ai flussi turistici in costante incremento, e al vasto piano di privatizzazioni attuate dal governo nei campi di trasporti, infrastrutture, fornitura di servizi pubblici ed energia, volte anche ad allegerire la pressione esercitata dalla concessione di numerosi sussidi statali sulle finanze pubbliche, le quali a differenza di altri paesi vicini, non possono contare sul flusso costante di valuta dato dall’export di idrocarburi.

L’interscambio commerciale con l’Italia ha superato nell’ultimo biennio i 3,5 miliardi di US $, mentre le importazioni dal nostro paese contano per oltre 2 miliardi di US $. Il Marocco costituisce quindi in questo momento una delle migliori opportunità di espansione grazie ad un mercato interno in forte crescita, contraddistinto da una forte stabilità politica e da una incondizionata apertura ai capitali e ai beni stranieri. Lo sviluppo economico del paese si sta indirizzando verso una risalita nella catena del valore aggiunto, motivo per il quale sono molto richiesti sul mercato marocchino macchinari industriali ad alta tecnologia, apparecchiature informatiche, di precisione ed elettromedicali, semilavorati atti ad essere trasformati dall’industria tessile e metallurgica. Il costante incremento dei flussi turistici e della propensione al consumo della popolazione locale lascia inoltre presagire ottimi margini di miglioramento tanto nel turismo quanto nella vendita al dettaglio di beni di consumo e nell’aoertura di attività in franchising.

 

Malta

Malta, pur con le sue ridotte dimensioni (PIL pari a circa 7,9 miliardi di euro) si conferma come una delle economie più dinamiche dell’Unione Europea ed uno dei pochissimi Paesi dell’Eurozona a registrare una crescita costante negli ultimi sette anni. Secondo le stime più aggiornate, l’Isola continua a registrare un andamento molto positivo dei principali indicatori macroeconomici. Secondo i dati più recenti, per il settimo anno consecutivo il PIL maltese ha continuato a crescere, segnando un +3,5 % nel 2014 (percentuale sensibilmente superiore alla media dell’area euro). Al primo semestre 2015 il PIL risulta pari a 2.116,1 milioni, con una crescita in termini reali del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2014. Secondo le stime dell’Unione europea, tale andamento si manterrà costante nel 2015, mentre continuerà a crescere nel 2016 con un tasso pari al 3,6%.
Malta, membro dell’Unione Europea, accanto agli intensi rapporti con gli altri Stati membri dell’UE e con i vicini del Mediterraneo, guarda sempre piu` ai mercati emergenti dell’Asia (in particolare alla Cina) ed ai Paesi del Golfo, con lo scopo di avviare partenership strategiche ed attrarre investimenti. In questo contesto, l'Italia gioca un ruolo da protagonista, essendo senz’altro il Paese con il quale Malta intrattiene i rapporti più intensi, sia nel settore politico che economico, commerciale e culturale.
In generale, il sistema economico maltese costituisce l’ambiente ideale per lo sviluppo delle PMI ed è orientato, anche per la posizione geografica strategica e delle scarse risorse naturali, a promuovere gli investimenti stranieri e a sostenere lo sviluppo dei servizi finanziari, con un attenzione particolare rivolta allo sviluppo del settore finanziario e delle nuove tecnologie.
Malta è infine uno dei pochi paesi Europei a vantare termini più vantaggiosi in termini di tassazione: l'aliquota per le società e le persone fisiche è al 35%, non vi sono trattenute fiscali, né tasse patrimoniali, né imposta di proprietà e la VAT massima (la nostra IVA) è al 18%, con diverse riduzioni. Uno dei vantaggi primari del sistema fiscale di Malta è la chiarezza e l'uniformità della regolamentazione in materia di tassazione societaria, ma anche per i privati gli aspetti positivi sono significativi.

 

India

Dopo i decenni di sostanziale confusione seguiti all'indipendenza in ambito politico e di immobilismo e insuccessi per quanto riguarda l'espansione economica e l'attuazione di politiche economiche e sociali efficaci, i governi Singh e Modi hanno finalmente instradato il paese verso una maggiore stabilità politica ed una crescita sostenuta, che a sua volta sta favorendo l'accadimento dei processi di razionalizzazione e integrazione sociale essenziali per il definitivo sviluppo economico del paese.

Nonostante l'India si sia confermata come terza economia mondiale e sia diventata una vera e propria potenza di livello globale sia sul piano politico-militare che su quello economico, presenta ancora molte caratteristiche del paese in via di sviluppo. Questo stato di cose, unito alle politiche di apertura al capitale, alle merci e alle tecnologie straniere attuate dal governo Modi, garantirà nei prossimi anni una finestra di grandi opportunità economiche tanto agli operatori economici provenienti dall'estero, quanto alla popolazione locale.

Proprio quest'ultima rappresenta attualmente uno dei più grandi patrimoni per l'India: supera attualmente gli 1.3 miliardi di persone (1,5 miliardi nel 2020) e presenta un'età media di 25 anni (29 nel 2020), la più bassa tra tutte le grandi economie mondiali, ed oltre il 60 % degli abitanti sotto i 35 anni di età. Il sistema scolastico, fortemente orientato verso le materie tecniche, garantisce un vastissimo serbatoio di forza lavoro giovane e qualificata a costi relativamente bassi, rendendo l'India il "back-office del mondo", un paese ideale per le delocalizzazioni e lo stabilimento di attività su larga scala dedicate ai servizi.

La rapida urbanizzazione e l'innalzamento medio degli stipendi stanno invece allargando la classe media e, proporzionalmente, la sua capacità di spesa, rendendo così l'India non solo un paese esportatore o meta ideale di investimenti, ma anche uno dei mercati più interessanti in termini di ampiezza e soprattutto di espansione futura. Infatti, nel quadro delle misure adottate dal governo Modi per favorire il processo di crescita del paese, la riforma della legge che regola gli investimenti esteri in India, ha aperto diversi settori precedentemente chiusi al capitale d'oltre confine, dando origine in questo modo ad un circolo virtuoso che ha trovato il suo volano in una serie di settori si stanno rivelando particolarmente vantaggiosi per gli operatori stranieri.

Il rinnovamento generale delle infrastrutture costituirà nel prossimo quinquennio la più grande fonte di opportunità d'affari per operatori e figure professionali provenienti dall'estero: autostrade, sistema viario secondario, porti, aeroporti e specialmente le ferrovie saranno al centro di una delle più grandi opere di potenziamento degli ultimi decenni, aprendo così enormi spazi tanto nell'assegnazione delle commesse, quanto nella fornitura di materiali, tecnologie e progettazioni. L'edilizia finalizzata allo sviluppo urbano, sia popolare che di lusso, e i suoi indotti, come il design d'arredo e l'industria mobiliera, vivono un momento di forte crescita grazie alla spesa dei nuovi ricchi ed al costante afflusso di persone che dalle zone rurali si trasferiscono in cerca di lavoro nei centri abitati, attirati dal vero e proprio boom dei settori secondario e terziario. L'espansione dell'industria ha fatto aumentare la domanda di tecnologie produttive e macchinari utensili di ultima generazione provenienti dall'estero, contestualmente a quella di autoveicoli ad uso industriale e non. Il settore metallurgico e siderurgico, da sempre uno dei pilastri dell'economia indiana, è invece alla costante ricerca di materiali e prodotti ad alto contenuto tecnologico e al contempo di sbocchi per le proprie esportazioni. Tra i settori sviluppatisi più recentemente, importanti opportunità stanno nascendo in due nicchie in particolare: il settore agricolo esprime una domanda molto alta per macchinari e sistemi di trasporto e conservazione delle derrate (la catena del freddo è quasi del tutto inesistente o inefficace in tutto il paese), mentre il rapido incremento demografico ha messo sotto pressione il governo per accelerare l'installazione di impianti ad energia rinnovabile, in particolare eolici e solari.

Thailandia

Dopo un periodo di relativa instabilità politica giunto in seguito a quasi 20 anni di crescita sostenuta, la Thailandia si è recentemente ripresentata agli operatori stranieri come uno dei mercati emergenti più promettenti al mondo. Tra i pochi paesi asiatici a non perdere mai l'indipendenza, la ritrovata stabilità sta permettendo al Regno di capitalizzare oltre 20 anni di sforzo verso l'integrazione internazionale, crescita economica sostenuta ed apertura agli investimenti esteri.

La sua posizione geografica pone la Thailandia al centro di una delle regioni ad oggi più economicamente attive: l'area ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico), un polo formato da 633 milioni di abitati con un PIL nominale di oltre 2800 miliardi USD che cresce annualmente al 4,8 %. L'ASEAN infatti, se considerata come entità unica, sarebbe la sesta economia mondiale con una quota sul PIL globale quasi raddoppiata in meno di 20 anni, dal 3,3 % del 1999 al 6,2 % del 2016. La Thailandia, paese fondatore e ospitante delle istituzioni dell'organizzazione, esercita una certa influenza politico-economica sui paesi confinanti ancora in via di sviluppo e funge da importante crocevia tra Cina, India, e area del Pacifico, la cosiddetta “Regional Comprehensive Economic Partnership Area”.

La Thailandia è tra i pochissimi paesi asiatici a non aver mai adottato un'economia pianificata. Questa evenienza si è tradotta in un sistema aperto al commercio internazionale, con un atteggiamento decisamente flessibile e pro-business da parte delle istituzioni nei confronti dei sempre più numerosi attori stranieri che scelgono di affacciarsi sul promettente mercato dell'Asia Sud-Orientale utilizzando Bangkok come porta d'ingresso privilegiata.

Da paese essenzialmente agricolo, la Thailandia ha attutato una serie di riforme strutturali che le hanno consentito di scalare la catena del valore aggiunto e di diventare un polo produttivo di prim'ordine per quanto riguarda la fabbricazione di elettrodomestici e, in particolare, di automobili. Il governo ha individuato quest'ultimo comparto come uno dei più importanti in ottica di sviluppo futuro, garantendo strutture, sgravi fiscali e agevolazioni in particolare per l'indotto delle minicar e delle auto ibride ed ecologiche.

Insieme all'industria automobilistica, l'edilizia costituisce un'altro dei pilastri dell'espansione economica thailandese. L'esplosione dei flussi turistici dall'estero ed il massiccio processo di urbanizzazione in corso nel paese hanno causato un innalzamento della domanda sia di spazi abitativi che di infrastrutture, specialmente nella capitale e nelle aree meridionali del paese dove l'industria turistica sfrutta le attrazioni naturali della costa meridionale. Bangkok, confermatasi per il secondo anno consecutivo come la città più visitata al mondo, raccoglie la maggior parte degli investimenti nell'edilizia abitativa e le autorità municipali hanno in programma un piano di adeguamento dei trasporti pubblici. Nel lungo termine diverse grandi opere, alcune delle quali inquadrate nell'ambito del megaprogetto cinese "One Belt, One Road" (OBOR), hanno preso il via o sono nella loro fase preparatoria. Tra questi il più rilevante è la realizzazione del progetto "Eastern Economic Corridor" (EEC). Nell'ambito del progetto da parte del governo e delle elites economiche del paese di rendere la Thailandia un'economia basata su innovazione tecnologica e sulle produzioni ad alto valore aggiunto, tre provincie orientali riceveranno un investimento iniziale congiunto del valore di 45 miliardi USD da parte di governo, istituzioni internazionali e investitori privati sia locali che stranieri. Il piano è volto a rendere la macroregione sia un hub dei trasporti di rilevanza internazionale, sia un grande incubatore d'impresa nel quale grazie a un grande numero di detrazioni e agevolazioni pluriennali garantite agli investitori verranno stabiliti dieci distretti industriali, ognuno dedicato ad un settore ad alto valore aggiunto in particolare ascesa.

Austria

L’Austria, oltre ad essere uno stato estremamente stabile e sicuro, è diventata nell’ultimo decennio uno dei paesi più dinamici e aperti agli investimenti del vecchio continente. Grazie alla solidità dei suoi fondamentali economici e delle sue infrastrutture, alla responsività delle sue istituzioni e alla sua sua posizione geografica che funge da cerniera tra l’Europa mediterranea e quella centro-orientale, oltre mille tra compagnie straniere e multinazionali l’hanno scelta come quartier generale o sede della loro filiale europea.

L'Austria offre infatti agli investitori stranieri una vasta gamma di opportunità che mitigano il sostanziale divieto dell’UE agli aiuti di stato, tra cui l’abbassamento della tassazione alle imprese al 25 %, finanziamenti e misure di sostegno studiati specificamente per piccole e medie imprese (PMI), agevolazioni a ricerca e sviluppo, incubatori di impresa studiati per favorire crescita di start-up, investimenti agevolati e sostenuti pensati per lo sviluppo di nuove tecnologie, tassi di interesse preferenziali e fornitura di una vasta gamma di garanzie. Questa offerta eccezionalmente ampia consente quindi alle aziende di usufruire di finanziamenti e programmi di supporto personalizzati in base alle loro esigenze specifiche.

Una grande importanza nell’attuazione di questa visione è ricoperta sia dal sistema bancario, che si conferma tra i più efficienti al mondo ed ha una rete capillare ed una grande conoscenza dei mercati dell’Europa centrale e orientale, e dall’agenzia di credito all’export OEKB la quale, tramite una serie di agevolazioni e finanziamenti al momento senza pari nel panorama delle sue omologhe europee, favorisce l’export e l’accesso ai mercati esteri di aziende incorporate in Austria.

Oltre ad essere in questo momento una delle migliori scelte per la rilocalizzazione di un’impresa, l’Austria è anche un mercato di ridotte dimensione ma estremamente ricco e non autosufficiente. Settori con un buon potenziale di sfruttamento per aziende straniere possono essere quelli del manifatturiero, in particolare abbigliamento anche di alta gamma e arredamento, dei macchinari industriali, dei prodotti farmaceutici e delle costruzioni. Particolarmente apprezzati anche i generi alimentari provenienti dall’Europa meridionale.